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Diario |
 
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15 settembre 2011

Scordando i particolari

Ho sfruttato l'arcano ed ogni visto ogni possibile svolta di questo tenzone. Naso rotto, labbra morse, occhi stanchi, stringimi se credi che sia un cuscino. Ho camminato con le onde del mare, tenendo tra le mani una farfalla gravida. la ho nutrita di pioggia e starnuti ed è uscito l'amore che provo per te. Devo ammettere che è un amore un poco ambiguo. Quasi delirante direi. E' un amore geloso, possessivo passionale carnale. Gentile o irascibile. Forte ma deciso. Te sei la guerriera che io nei miei sogni di medioevo ad occhi aperti ho cercato così a lungo. Ma sei bella forte eh. Hai gli occhi pieni di fuoco e legno.Sei il fuoco che rode te stessa in effetti. Io sono il bestione cicciotto di turno. Sia ben chiaro, non di turno per te, ma di turno per antonomasia. Avrei una grossa cotta puzzolente che tu mi faresti lavare sempre perchè sono un puzzone borioso e pantofolone dentro. La metterei sul petto, dove ci sarebbe la tua collana sotto, una collana un po così. Fatta col cuore che rischia di rompersi ogni volta, a volte ho più paura di rompere la collana che si rompa la cotta lasciandomi indifeso in battaglia. Affronterei orde di nemici, tornerei da te, solo per sentirmi dire che sono un idiota perchè mi sono fatto male, e cucendomi le ferite mi derideresti perche piagnuccolo. E guarderesti di nascosto la collana, per vedere se si è rotta. Perchè te sei fatta così amore. Pensi che a volte non me ne accorga ma ti vedo, e ti sento. Che tasti il terreno ad occhi chiusi sperando di non trovare mine. E fortunatamente, per quanto io sia goffo e rumoroso non ce ne sono mai, e mai ce ne saranno. Mi chiederesti di ballare, e io come un gigante elefante rumoroso mi alzerei dallo sgabello e inizierei ad inciampare qua e la per ballare con te. Ne sapresti mai tante di cose. E io ti ascolterei rapito. Io ne avrei di cose di cui parlare con te, e avremmo ore ed ore di tempo solo per noi. Tu morderesti la carne. Io ti prenderei e ti spingerei a me. Balleremmo il waltz della pelle. Dell'acqua e della saliva. Che poi chissà. A vederci siamo strani e belli sai. Tu sei piccola e nera. Splendida e solida come l'ebano. Io grosso e bianco. Con gli occhi di ghiaccio e le spalle larghe. Faremmo l'amore e le coccole. Poi le coccole e l'amore. Poi sesso e poi l'amore, e poi le coccole. E poi ti farei da mangiare. E ti piacerebbe solo quello che cucino io, come lo cucino io. E io amerei ogni tua singola piccola creazione stupida cosi' per dire. E ti stringerei la notte, quando fa freddo e tu hai avuto un incubo, tirerei fuori la mia spada piuttosto che non farti dormire, e sconfiggerei tutti i demoni che ti disturbano. La mattina nel nostro laghetto imiterei i pesci fiondandomi in acqua e sbuffando come un ippopotamo. Canterei per te. Ti racconterei tutte le storie dei paesi che ho visto per combattere. Le guerre che ho vinto, gli amici che ho perso. Ti racconterei tutto. E tu staresti li con i tuoi occhi magnifici e le tue labbra uniche ad ascoltarmi. Chiedendomi un bacino ogni tanto. Perchè tu sei così, non vuoi tutto il mondo. Ti basta sapere che io te lo darei, devo solo ricordartelo ogni tanto. Non mi feriresti mai. Ma lo fai, perchè sei guerriera e sei fuoco. Ed io ti perdonerei ogni volta, perchè sei l'unico cuore che batte ad interessarmi nel buio dei miei incubi. Sei l'unica persona per la quale mi farei chiudere gli occhi, e mi butterei in acqua, dove inizia il mio mondo degli incubi. Io per te farei il salto. Farei tutte quelle che nei film fanno per finta. sei la parola IO dentro OVVIO alla risposta chi ami di piu? Sei gli spazi tra le dita da riempire con la tua manina lunga, regale e splendida. Sei il rossetto che vorrei avere sulle labbra solo per baciarti. Vorrei metterti il rossetto baciandoti. Vorrei vestirti spogliandoti la notte. Vorrei farti dormire baciandoti il collo, come ho fatto e rifarei. Vorrei solo farti capire. Che per te non voglio dare tutto. Io per te darò tutto. Se mi dai il tempo di una vita lo farò. Ora buonanotte. Questa cosa non sparirà mai. Te lo assicuro. L'ho messa al sicuro.




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1 settembre 2011

Hai meno diritti di un velociraptor.

Cavallo, oh, Cavallo. Pestilenziale, divora e dai la ragione ai poveri pazzi che l'han perso, spingi le dita nelle orbite, e amplia il tuo campo visivo. Tu non sarai mai soddisfatta. La differenza tra l'adempimento dei miei sogni e l'imprigionamento dei tuoi incubi, è che io di notte non ci dormo, tu si. Mi ricordo che potevamo giocare ad inseguire i fenicotteri, in sella alla nostra illusione, questo è sesso sporco ed egoista. Mi ricordo il tuo compleanno solo perchè è un codice binario. E neppure tu te lo ricordi. Ma tu carichi, e riempi,e riempi, sino a che qualcosa esplode. Ed eccoci, non pensavo che il sole fosse soffice, insomma diciamocelo : pensavo fosse una enorme arancia morbida, ma non così soffice. E tu lo mangi, lo divori. E io ti fisso, e ti stringo perchè a te ci tengo. E tu fai sparire il sole, e io mi perdo nell'inutilità dell'ombra. E crolla il buio, e tu ridendo inizi a divorare le nuvole. E io ti stringo perchè sono preocuppato per te. E tutto finisce irrimediabilmente tra scuse e denti stretti.




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12 luglio 2011

Il ciclo.

Ti amo anche se sei una zombie ora come ora.

E vivendo un giorno nei panni della morte.

Non pensavo che gli aspirapolvere fossero così letali.

Sei così ovvia, così banalmente negativa.

Cosi viscidamente perfetta.

Scivoli tra le tue stesse cazzate, con fare saccente e perfezionista, ma sei una barbona.

C'è ben poco odio preciso che ti meriti di ricevere, cagna da mezza moneta.

Hai i piedi no? Corri.

Hai gli occhi no? Fissami.

Pensavo fossi la principessa di turno, fatta di petali d'oro leggero e cenereo al tatto.

Sei pattume e frattaglie tritate e compattate in scheletro.

Non mi è mai piaciuto così tanto dire ad una persona :" mi stai sul cazzo."

Ti strapperei le unghie una ad una, principessa degli zombie.

Così vediamo quanto è perfetta la mezzalunetta di sto enorme stracazzo di minchia.

Quante grasse risate, alla corte dei menomati.

Nel disgustoso bitume e sperma dei tuoi pleniluni divori cuori marci e vomiti cordoni ombelicali.

I vampiri potrebbero salvarmi da un destino con te, darei un attimo di morte per liberarmi di te per una vita intera.




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7 marzo 2011

Calaide e Zete.

Prima ci renderemo conto di essere caduti, poi potremmo riderne un minimo.


Acchiapperemo Giasone, e ruberemo ogni vello di questo mondo che non sia color del sole.


Tu chiuderai gli occhi per un mentre, lasciando che la faccia annusando il mondo possa giostrarsi un minimo prima di rinchiudersi nella gabbia chiamata resina.


Che a baciarti la fronte si rischia di cadere.



Poi dovremmo anche parlare del "massimo" che figata no?


Io che inciampo in un tombino, pensa che per un microbo è un muro e comprendimi un pelo!


Che un pelo per un microbo potrebbe essere il nostro paese.


Che un paese per me potrebbe stare nel palmo di una mano, soffiato via come barba di gesù.


Ammiccando al nulla perchè il nulla è saggio.


Salvando Fineo dalle arpie.


E le nostre braccia sono come le Simplegadi, il volo del gabbiano ce l'abbiamo sulla punta del labbro superiore.


Sempre in fuori con fare ignorante e scorbutico.


Prendi nota, dissi. E appunto nota prendi.


Non c'è l'albume del senno.


Sicuramente il pensiero di un sorriso al contrario può mandare chiunque in paranoia. Un po' come pinocchio che soffre d'alzheimer.


Ma tranquilla, possano i miei scrigni appartenerti, come sempre è stato.


Se hai paura di questa città ben venga.


Le insegne dovrebbero brillare di più di notte.


Tu dovresti brillare di più di notte, perchè tu mi hai insegnato molto, e ancora molto insegni. hah.


Prima cadiamo, e poi ridiamone, ricordatelo.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 7/3/2011 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 ottobre 2010

I numeri mi perseguitano.

Conosciuta chioma rossa quando i suoi capelli erano d'oro e cenere, e inverno e domande.

Da una foto, da un messaggio in una bottiglia, ricoperta di smeraldi, scritto sulle braccia con una penna come i bambini, lei.

Occhi come fari, con dentro triangoli e numeri. Lo scontrino per il mio regalo, avevo così tanta paura che lo avessi dimenticato nel sacchetto.

Poi nera come la pece, occhi come il fuoco spento. Labbra come la carne, ti ho assaggiata cambiare senza neppure toccarti. Il mio Dicembre.


21-23-24-forse.

Non ricordo, quando guardandoti dritta negli occhi mi resi conto che se in quel momento, fossi caduto, tu saresti stato l'unico essere umano in grado di tenermi li. A fissare il mare. Ad avere paura.

Il mio Dicembre.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 26/10/2010 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 ottobre 2010

Il titolo. Ci conosciamo da così tanto e ancora mi chiedi il titolo.

C'è la salita e la caduta, l'importante dal 2000 è la caduta. Io preferisco la salute.

 

E annegati nel vostro odio, nella vostra superbia, sentenzierete tutti come meduse invincibili, dalle pupille vitree ed impenetrabili.

 

Sorelle e fratelli della vostra stessa apocalisse.

 

Fidati di me, se ti dico di strapparti le orecchie, quanta ansia ci circonda in questa scena.

Dalla strada alla nostra stessa porta, essi controllano ogni nostro passo.

Ogni domanda è un tranello, stai ben attento a cosa dirai.

Perchè loro ne trarranno conclusioni alle quali tu neppure avevi pensato.

Avremmo dovuto saperlo.

 

Così tanta ansia, ci circonda in questa scena.

E' una memoria di ogni notte passata spensierata. Quello che mi tiene in piedi, in mezzo a queste mezze dive ed esperti centenari di musica.

 

Schiave del sesso che si agitano in un calderone viscido di bitume sperma e serpenti, pronte a scagliarsi sulla prima vittima che abbassa la guardia.

Per aggiungere una tacca sul muro, scritta con le unghie. Con le fottute unghie.

 

Fidati di me, se ti dico che per loro non devi sorridere. Ai loro occhi sarà una smorfia paralitica e storpia.

 

Essi tengono in mano le corde del mondo stesso, quando sputando sentenze ci annienteranno tutti, loro che il mondo lo hanno sulle spalle, e la testa l'hanno persa anni prima di rendersi conto di averne una. Ma senz'essa possono giudicarci come incapaci, e lo faranno più che volentieri.

 

C'è la salita e la caduta, l'importante dal 2000 è la caduta. per me conta il capire.

 

Fiumi che ribollono di odio scendono dai loro occhi, osservandoci questi abnormi titani spiaccicheranno il martello e noi ci scioglieremo, minuscoli insetti incapaci e inesperti, non meritiamo.

 

Non merito.

 

Non merito il magnifico mondo falso e rigoglioso di vomitevole finto amore che la scena presenta.

 

Perchè sono umile. E perchè preferisco capire. E perchè preferisco la salute.

 

Che forse quelle porte non si apriranno mai. E meno male.




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13 settembre 2010

Il cacciatore di cavalli.

FERMATI E RICORDA QUELLO CHE HAI SCORDATO.

Cristo se inciampo.

Miglia via di qui, sei la mia illusione migliore, nel weekend mi stringerò appeso ai tuoi capezzoli per non venire divorato dalle onde del latte di Poseidone.

Io vedo, questa notte, l'immenso nel tuo costato.

MA TU COSì FOTTUTAMENTE.

Persa, tra le criniere più agitate di bruma, il mio corpo diventerà barba di gesù e ti guiderà.

Dovresti fidarti di te stessa. Non sei più mia amica?

E tutto si spegne.
O perlomeno, scendiamole queste scale.
Le tue gambe potrebbero essere.
La discesa delle scale, e scendiamole queste scale?

Sei così il mio desiderio ora, che sei rimasta eterea esagitata dentro ai pixel del mio cellulare.

Sei così il mio desiderio.




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9 settembre 2010

mi sono soddisfatto.

Nemmeno un migliaio di lupi, saranno mai in grado di dire, che le creature più fragili degli inferi non hanno pianto neppure una lacrima per te.

Circondato da nuvole plumbee e brezza gelante, il macabro teschio sparge il seme del demonio per le autostrade delle città, ingoiando Tutto.

I corvi dell'inverno istigano la spiaggia dorata, ora cenere come neve, ora neve come polvere.

Per un respiro di pettirosso, la pietà ti si è parata davanti, ma mai lo saprai.

Le nuvole plumbee contagiano la neve.

 

Creature, siamo. Abbandonate sul terreno morte di acidia e gelo.

Vivendo d'anima per una nuova chance ogni giorno, d'una vita promessa, mentre i nostri denti non vengono mai considerati.

Vivendo ed amando, pure i nostri demoni ci sentiranno.

Nati dai figli degli assi portanti, spinti nel maelstrom dal potere degli antichi.

 

Un bambino solo con la sua pelle, un bambino nato da mille madri.

Un bambino che s'è seduto affianco alla morte, aspettando il giudizio.

 

I chierici non cercheranno di fermarlo, dietro alle loro finestre sono così forti, caro il mio re. Sono così morto e maledetto.

Per aver portato il tuono dentro di me.

 

Un giorno, noi vermi della storia, guideremo la imponente afflizione.

E tutti vorranno essere abbracciati, come noi ogni giorno delle nostre farse.

 

Potenti come il veleno di un serpente senza denti.

Potenti come il veleno di un serpente senza denti.

 

Noi vorremmo essere i migliori.

Noi vorremmo assomigliare ai migliori.

Noi figli degli angeli.

Aspettando che Lui s'intrometta nella nostra inesorabile marcia di morte.

 

Così festosa e angelica.




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9 settembre 2010

Un felice caso di trasparenza ectoplasmica. [Terrena.]

Andava tutto bene, sino a quando la tua viscida lingua t'ha portato qui, trascinando il tuo corpo innocente attraverso autostrade di visi, baci e strette di mano.

E nulla è impero se tu non ne sei regina, giusto?

 

Andava tutto bene, te lo assicuro, sino a quando i peli sulla tua lingua hanno completamente coperto ogni forma di puro e reale in te.

 

Evitami pure, o se vogliamo essere educati. Nell'usanza maschilista di definizione chi si comporta così è una troia.

 

E tu, danzando come un diavolo, crogiolandoti nell'orgasmo multiplo della tua ragione impeccabile come un quadro bianco, ci giudicherai, e le meteore scenderanno e ci colpiranno, guidate dalle tue parole.

 

 

Sai, ora un po tutti sono artisti. E se potessi parlare a quello che resta della tua lingua, ululando come un lupo cercherei di salvarla, sai.

Tipo con i denti, o con le unghie, giusto per essere una persona altruista.

 

E quante guerre vincerei, per poterti essere amico, tu neanche immagini, mia cara! Una ginevra fittizia che cerca di divorare un impero del quale nemmeno conosce le fondamenta, felice nel suo vestito attendendo la bandiera del suo principe pronto a combattere per lei, penso che Don Chisciotte andrebbe bene. Oddio che offesa. A Lui.

 

Non ho ancora ben capito da dove sei uscita e se stai ancora cercando l'entrata. Si, certo. Ci siamo appena incontrati, ma mi stai talmente tanto in culo, che t'ho già digerita ed evaporata, penso sia questo il caso di trasparenza ectoplasmica più celere della storia.

 

Ginevra di sto gran cazzo.




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9 settembre 2010

Con un sorriso, è tua dunque posso anche non dedicartela.

Dunque sono io il re, di questo impero di disastri e casini, tanti piccoli giocattoli rotti chiusi in una scatola, e io sono il lucchetto.

Tale vergogna dondolando, ma che vergogna? La mia intera vita è una bugia è così banale da dire, non posso neanche essere banale ultimamente. Che spreco.

 

L'alcool e il lexotan mi hanno stretto il costato ma mai. Mai mio amore. Mai farebbero quello che sai fare tu in un minuto con me per farmi spicciare fuori un sorriso, sono così radice dentro di te. Così tanto che tu ormai, dopo anni divenuta albero, hai pure scordato i miei occhi.

 

Sono sporco come un serpente, ma non so cambiare pelle, sono pronto forse. Ma questa pelle morta non si vuole togliere. E girando su me stesso come un bambino spero di poter mandare a farsi friggere l'intero mondo. Neanche io capisco come iniziare a togliermela di dosso.

 

Ingerendo medicinali, sorridendomi riflesso nella bottiglia di Vodka. Queste due ce la faranno, questa notte dormirò, ne sono sicuro.

 

Ma sono così schifosamente sveglio, e sento il tuo profumo nei miei vestiti. Questo va ben oltre ai miei limiti.

 

A volte passo le giornate sperando che qualcuno mi cancelli dalla faccia della terra, ma lentamente, così che io perdendomi piano piano possa riscoprire la felicità mentre divento cenere.

 

Sono un peccaminoso serpente, pieno di tutto quello che era nostro un anno fa, lercio striscio nei miei peccati, nel mio piscio protetto da questa pelle morta.

 

Che ormai non mi permette neanche piu di sentire con quella nuova.

E di labbra ne ho sfiorate, morse, in un turbine di tempo così corto da non ricordarmene neppure il gusto, eppure nulla.

 

La mia pelle morta è sempre li, che odora di te, orrenda creatura.

 

[Vedi che sai scrivere?]




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9 settembre 2010

I primi granelli di sabbia tra i piedi.

Ed il primo silenzio, sentendo le parole di una canzone muta, giostra di terminazioni nervose implode felice sul sorriso di una violinista (si?) che mai ha suonato strumento, e le sue ali saranno l'inizio e la fine dell'arcobaleno, intangibile ed eterea ella sfiorerà tutti noi, come se fossimo cenere di foglie secche, sorridendo scosterà i capelli dal viso, così gioviale e enigmatico, e ci dirà di toglierci, che "siamo vecchi".

Non voglio che vi lasciate, lui che nasconde un viso così magnifico tra peli e occhi, e mai il contrario, innalzandosi sulla mia scala d'interesse un così forte uomo, nel corpo di un ragazzo, apprezza la tua fragilità medievale, come il più solido dei castelli tu sprofonderai tra le sue braccia, quando piangendo ti dirà che tu non gli hai mai dato modo di non fare errori. Te ne rendi conto, vero?

E guarderò le lettere scritte da un giovane ragazzo, sulla destra della mia coda dell'occhio, sperando che anch'egli, possa come me, fermarsi e capire che siamo tutti sullo 0, ma non intorno, al centro. Amico mio sia mio amico ma mai ci siamo conosciuti noi?

Imparando una canzone a memoria, senza parole e senza suoni, ho capito che forse, lo stupore sei tu, non quello che ti stupisce, insomma. Se le mucche volano sei tu stupito, mica loro. Oddio forse pure loro.

Ma i cancelli sono ovunque, e mi sento sempre come una mensola e vi vedo sempre come uno stereo sulla mensola, mi chiedo se riuscirò a sopportarvi, ma poi mi rendo conto che vorrei supportarvi. E voi, creature dalle bocche ampie e magnifiche, capaci di secernere così tante preoccupazioni, narrerete le gesta del suono che il vostro animo insicuro e giovane ispira. Sino a quando la mensola, rompendosi, riuscirà a far si che tutti vi sentano.

Ma mai direi di essere un martire. E' bello fare del bene agli altri. E io non sono una mensola. Ho solo male agli occhi.




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9 settembre 2010

Ho trovato il tuo numero di telefono nelle patatine.

Mi sono svegliato sull'aeroplano, mi sono svegliato nell'aeroplano, la mie pelle è di carta, le mie ossa sono di mercurio..

Mi sono svegliato sulle tue ginocchia, i miei occhi sono appiccicaticci, mi sento un neonato. Il deserto dai finestrini, la sabbia tra i piedi, mi sono svegliato dentro l'aeroplano.

Ma tu, proprio ora, me la faresti una foto? Perchè non voglio proprio ricordare nulla sino ad ora, o per lo meno, potresti prendere tutte le mie foto, dalla prima che ho fatto, all'ultima mentre brindavamo poco prima della partenza? Perchè non voglio avere motivi per credere che siamo completamente fottuti.

Non credo nella tua santità, ma credo nell'ipocrisia, la tua. tutti siamo indaffarati ma nessuno vuole sostenere il mondo sulle spalle, la vera stanchezza è sempre mentale, io ho ancora sonno, dentro all'aeroplano.


E mi sento così tanto un neonato.

Non credo che credere in un credo che crede in qualcosa sia sbagliato, tutti vorremmo essere leoni nel deserto, e yeti tra le montagne. Un po come fare l'amore d'inverno e sesso d'estate. Dunque A può stare con B, la mia arcata dentale può dividere il cielo dall'acqua, basta che tu lo chieda.

Ma ora, noi tutti così magnifici in ogni minuscolo passo che facciamo, noi dagli occhi socchiusi perchè aprirli è dura, potremmo mai noi, riflettere sui mondi interni altrui? Lei ha un globo di nastri rosa e fuochi d'artificio nel costato, se non ci fosse così tanta sabbia si vedrebbe, mentre come se fossi un bambino, mi dice che va tutto bene, e mi accarezza la fronte.

Lui ha un globo sporco di fango nel costato, nascosto all'apparenza il suo vero mondo, così fragile, grigio e consapevole, adorabile ed affabile.

Io non credo di nuovo. Che dovremmo fermarci solo perchè siamo neonati e gli occhi sono socchiusi, perchè ognuno piange oro, ma mostra di ruggire sangue. E io mi sento come una donna, quando piove.

O come un neonato. Mi dice lei. Mentre mi bacia sulla fronte e mi dice che ho avuto un incubo.

Cristo che caldo che fa stasera.




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11 luglio 2010

Smettila di chiedermelo <_< cazzo

La mia testa. Sul muro. Eventi magnifici fuochi d'artificio, lei spera e io sono troppo orgoglioso per dirle che serve sperare, le dico di non sperare. che è inutile è da falliti.

E volo via, come nei libri di Fabio Volo versus Federico Moccia, spero di aver scritto male i loro nomi.

Spero che questa notte duri due secondi, e che le ali, oh che le ali!! Mi prendano e mi facciano partire verso dove non ci sono quaranta gradi all'ombra.

Io li errori li conto come quando cammini in bagno, hai un cane in casa, sei senza ciabatte e il tuo piede incontra qualcosa di bagnato per terra, surclassandolo e impregnandosene. Cerca di capirmi testa piena di grilli e oche isteriche.

Lei ride al telefono, io non ho ancora il coraggio di ridere, mentre mi parla scrivo di lei e rifletto su quanto dire eccoci sia importante, quanto è importante la virgola poco prima del baratro.

Dopo un enorme litigio basta un piccolo si okay amore o un forse, per riprendersi un minimo, e lei è sollevata sapendo che non scrivo cose brutte, oddio ora non posso più dunque?

Stai scrivendo su estasi? Si. Sto scrivendo su estasi, tutti ai ripari aiuto aiuto. mah chissà.

Che odio, che amore! Che dolce passione. Che ridere le labbra, tipo come quando uso lo spazzolino elettrico e mi prudono da morire i baffi, li gratto istericamente (prudono veramente troppo) e un mondo di occhi vispi si apre.

Che io ho gli occhi veramente grandi, proprio tanto, ma non enormi. Grandi grandi. occhioni color grigio blu azzurro giallo e nero. Lame di luna sul domani, parole a caso per sentirsi fighi.

Per quello sono più artista di te.




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11 luglio 2010

Io sono stufo ma non faccio caldo, ce n'è troppo.

eeeeah.

Se piove in camera è perchè il muratore è scemo, non perchè è un sogno.

Innocenza. E' gloria o un modo per coprire le tue perversioni il venerdì sera? santi siano tutti, dicono gli amanti vivendo la primavera d'una relazione, ma calma, non tirarmi un pugno con i denti, ragazza.

Un accidente accidenti! Ho lasciato la porta del bagno aperta e l'acqua s'è fatta strada lungo tutta la casa. Ira, non si può più vedere il tuo sorriso di vetro, ma non ero nato per essere una falce in ogni caso.

Avanti occhi d'alce, un primo piano e riempirai il mondo prima dell'acqua, prima che succeda, pioggia di lamponi per le strade di Manhattan.

Gelosa tortura, le mie spalle scivolando nelle correnti d'aria, soffiata da te, miranti ai tuoi canini, brillanti come il suo sorriso di vetro.
Ti giuro che le ho solo chiesto se vendeva biscotti!

Sete, t'ho cercata nella vasca da bagno, c'ho trovato Britti e la cosa mi ha turbato. Ho guardato tra le pareti, e non spuntavi fuori. Dove sei finita?

E lei per strada, con la telecamera in mano, cammina schivando lamponi sorridendo all'obbietivo, lei riempirà il mondo prima che succeda, che succeda cosa?

Tehe.

20 giugno 2010

Ogni lettera dentro Estasi ha un gusto diverso.

Ho fatto una pozione, sofferenza e crociate per nomi di migliaia di eroi, tutti li dentro, ma cosa ho combinato?
Tornando nelle mie spalle, così tanto sangue gocciolava dal quadro, prenderò la falsità e la dilanierò a morsi.
Gli occhi sono pigri, ma vedono una luce nella nebbia, vermi sulle pareti, oscure malinconie e navi che salpano, vele strappate e occhi infiniti. Il ricordo del colore dei nostri denti, mentre stretti tra di loro cercavano di farci sorridere un minimo.

E' un sorriso egoista. Fratello, ho fallito completamente con te.
Amico mio, mi fidavo completamente di te.
Le autostrade devastate, aperte in due come le gambe di una spogliarellista, cercando una corda come simonimo di libertà, non mi fermerò.

Quello che resta dei palazzi, voragini nel cemento armato, divorato da abnormi denti.
Tracciano un sorriso sulle facciate quelle fauci, falci di argento vivo e cremisi.
Tra le finestre, occhi che luccicano..sai, avrei sempre voluto essere un fiore.
Non credo più che le parole, che ti ho detto al ristorante, contino, amore mio.

Il primo morso, la prima vertigine, dov'è il paradiso, ora?
Le ossa sfracellate, rotte come pane secco dalla forza di una cascata, di sangue. il mio.
Dov'è il paradiso, ora?

Crollando sulle ginocchia, vedo solo i loro denti, ombre imprecise isteriche e risa di creature sproporzionate, mi strapperò gli occhi dalla pazzia, mi forerò le orecchie per l'impazienza.

La luce nella nebbia si affievolisce mentre dalla mia trachea spunta una radice di vita, urlando il tuo nome, non perchè ti amo, ma perchè sei l'ultima cosa che ho avuto tra le mani. amore mio.

Dov'è il paradiso, ora?

I miei occhi vuoti, spinti nell'oblio dal vento ammiccano prostrandosi all'apocalisse della mia stessa pozione.
Bestie e mostri indefiniti si cibano della mia città, di cemento, carne, alluminio.
Lasciando che i fiori combattano la loro battaglia, strapperò il poco senno che mi è rimasto in testa, ne fluirà una corda, che mi salverà. Da me stesso. Uscendo dal mio incubo, con quel poco che resterà integro, cercherò la pace, cercherò di capire perchè, tutto quello che è saturo, stanca prima del mistero.

Dov'è il paradiso, ora?

7 giugno 2010

Una buona lezione da Chiara.

Io le tue parole le tengo sull'apice delle dita, ogni fisicità ha una parola e per questo posso avere il potere di spostare questa scrivania anche se mi sono appena alzato, dicendo braccia.

Non ci sono finestre in questa stanza, oddio, non che mi manchi il paesaggio, è che a breve potrei dimenticarmi la scia del canto degli stormi migranti quando il tramonto si appoggia sulle alpi.

E' cosi triste dovere chiamare questa stanza casa, per qualche mese a questa parte.

C'ho provato duramente a leggere la tua mente, ma onestamente non mi hai chiesto se avevo capito qualcosa. Ad esempio, questa stanza è la mia magica e incredibile residenza ora.

Sono un po uno strascicomane, sopratutto la domenica, felicemente rimbalzo incazzato tra le strade della mia città chiedendomi perchè non posso riposare quel dannato giorno.

Sto finendo il mio tempo, e so che forse con te potrei viaggiare nel tempo, usando un ombrello supereremo le linee spazio temporali, ma solo nella mia stanza.

Non mi avevi mai detto che la colpa era mia, perchè io ti ho sempre detto che quando litighiamo non esiste ne colpa ne ragione, ma ora.

Non mi avevi mai detto che pensavi di andartene, ironicamente non potevo immaginarlo, l'abitudine non è una condanna, è solo un  pessimo sotterfugio.

E si fotta l'abitudine, voglio stare con te, il mio corpo fisico si agita nella penombra della mia magica stanza, alchimia della mente sperando di raggiungerti una volta uscito di qui, mia cara.

Oggi ho creato una bacchetta magica, forse riuscirò ad uscire di qui, volare sopra all'oceano dove le sirene cantano, questi sono solo alcuni dei miei grandissimi piani, la camicia di forza stringe ma va bene così.

Riesco a sentire un po di vento sul mio viso.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 7/6/2010 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 aprile 2010

Si leggon cose terribili un giorno nei giornali, alla Tivù. Non parlan d'altro.

Le mie dita umide di amaro.

Violini sul comodino, suonano da soli.

Il mio cuore, è così bello.

Ieri ho visto il tg, e ora ho paura.

Dovrei respirare senza muovere le spalle.

Se il telefono vibra, forse sei tu. C'è cosi tanta nebbia fuori, spero tu abbia acceso i fendinebbia.

Spero che il telefono vibri.

Le mie dita umide di amaro alcool.

Ci sono disegnati dei volti sul muro, cantano le mie preoccupazioni, ho così tanta paura di uscire di qui.

Il cielo, è cosi magnico e lento visto dalla finestra della mia camera.
La mia camera, dev'essere così insignificante, vista dal cielo.

E cosi le mie ansie.

Dovrei trovare le salviette igienizzanti, le avevo messe qui.

\\

Ieri ho letto il metro, tu lo sapevi che.

Che ho così paura di non vederti più domattina, caro Me.

Ho notato che quando sposto il braccio il gomito scricchiola, e ora lo stò fissando, dopo averlo bendato.

Quante sigarette?

Questa sedia è scomoda, sento la scogliosi che si fa strada.

Tremo ultimamente, dev'essere il troppo caldo.

Centellinare è da pigri, centellinando. Uso troppo la lingua, mi fa male.

Ho paura che mi faccia male.

Ergo mi fa male. Deglutire.

L'inchiostro si infila nella mia pelle, trascinandomi al terreno, lercio di germi, in preda a una crisi isterica.

La sporca saliva mi circonda le labbra, ho paura, il mio magnifico cuore. Ti prego. Ho paura che si fermi proprio ora.

E si ferma. ora.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 5/4/2010 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 marzo 2010

"Non dicevi Amò in labiale?" - "No, dicevo ti amo." o_o. calore.

Tra la dita, forti battiti contro il palmo della mano, soggetti fatti di materia oscura. La sicurezza è un discorso impropriamente tuo. Tanto la materia oscura è ovunque, tu non lo sapevi vero? beccati sta ansia.

Non si può più aspettare sino all'ultimo secondo, prova a fare questo discorso al mio dente, fa un male cane. Prova a fare questo discorso a un cane, quando sei ad un millimetro dai suoi denti. Ti farà un male.

Siamo così stanchi delle solite storie, questa notte premeremo sull'acceleratore e prenderemo a bordo questa magnifica società, fatta di status e "noi non siamo apposto così".

Sono bollente e necessito tempra, dunque tengo alta la tempra, mirando al cielo, sono di fiamme e necessito tempra, dunque tengo la tempra nel cuore. Ma il mio cuore non tempra mai niente. E' un pò un microonde direi.

Immaginami diventare un professore, così serio e piatto. Abbiamo perso ogni forma di movimento, e anche se secondo la prof c'è chi nasce col senso del ritmo nel sangue, abbiamo perso pure quello, ce lo hanno rubato quei bastardi dei vampiri.

Sono così stufo di questo per\malismo che riempe le parole e il cuore di chiunque.

Noi non siamo salvi.
Ci hanno preso in giro.

Ma io necessito tempra e il dente fa sempre più male. Sarò bollente per un motivo valido? Forse le tue labbra carnose e semi rugiada di saliva mia alle quattro di mattina.

Non possiamo più aspettare, sino all'ultimo secondo, e detto questo, prenderò a dentate, il bordo della mia scrivania rotonda.
 
Ci sono enormi errori in questa società, ma se miriamo tutti alle stelle un motivo c'è, e mi dispiace Vasco, ma tu non c'entri un emerito cazzo.

E laura non era incinta, era in gravidanza isterica, per colpa di Ken.

Abbiamo perso il senso poetico. Aggiusto gli occhiali e riprendo il tono piatto. Abbiamo perso la liricità. Ma siamo fatti tutti di materia oscura, forse, una persona su dieci, scoprendo questo, riacquisterà quel poco di poesia che, smarrita e ricercata per giorni e mesi, tra la pioggia e i malanni, finalmente riappare gloriosa e con ali pulite bianche, senza fronzoli.

Non saremo mai salvi? cazzi vostri, io sono fatto di materia oscura, e necessito tempra.

E oggi, all'alba di mezzogiorno, ho scoperto che un dente, dove mi faceva male il dente, proprio non c'era mai stato.

Pelle.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 2/3/2010 alle 0:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

27 febbraio 2010

Se vomiti sei malato, ricordatelo. (No!! Dipende dalle cinque DABLIU.)

Lascio che le lettere fluiscano acide dalla punta delle mie sporche dita, gusto salato al tatto con la lingua, vene gonfie di mirabili sogni così lasciati a parte.

Io sono rumore. Però, se tu ci pensi, non possiamo definire rumore qualcosa che non superi gli standard, dunque sotto sotto sono felice, un uomo che abbaia è noioso, uno che rompe i bicchieri è dio, fatti due educate domande.

Ho preso in mano un diario, con suscritto nulla, anche perchè onestamente sono troppo figo per mettere i miei ricordi su un foglio, è sempre meglio comprimerli, e dopo mesi, imprimerli, su un agglomerato (patetico) di pixel, e godermeli rileggendoli mesi dopo(ancora).

Non posso neppure permettermi di rileggermi mentre scrivo, più o meno la regola l'ho capita, non si legge.
Se si legge, si cancella.

Se mi chiedo quello che faccio, e il perchè di esso, è fottutamente inutile farlo, tanto vale lasciarsi andare alla deriva, mummificati e senza palle, tanto siamo li eh.

Ieri ho aggiustato gli elementi che erano fuori luogo, ho riposizionato i lampi, scaturiti dalla punta delle mie dita per ogni "tac" che provoca la pressione sulla tastiera, ogni "frush" che la mia lingua fa sul tuo collo è divenuto corrente di un lago, mi sono stufato e ho deciso di chiudere gli occhi abbassare la testa e continuare a scrivere.

E che palle, ogni onomatopeica, magnifica è divenuta elemento portante, colonna, dei miei sogni per una sera, io, persona così razionale da godere dell'irrazionalità, che poi è un luogo comune, ma vi assicuro che se mia madre mi chiama Iceberg c'è un motivo, valido, e quasi ovvio.

 Ed e' cosi bello scrivere, premere, sentire il ritmo che si Queta. Si, queta (si può dire, credo) quando metto una virgola o sbaglio a scrivere una parola e cancello, o me ne frego e proseguo con la consapevolezza che mi rallenta, ecco.

La consapevolezza troppo acuta delle cose, rovina tutto fuorchè ciò che dobbiamo goderci, sfido te a fare un indagine col cuore, sfido te ad amare una donna con "attenzione", tu ora pensi :"Beh certo, però se ci pensi è cosi." Beh tu non hai capito un emerito cazzo.

Perchè io, se mi faccio una domanda sola, ne basta una, quando sono innamorato, finisce tutto.
E se guardo le mie ex non le guardo mai dal basso, ma dall'alto in maniera consapevole ma non colma di disprezzo.

Io sono il loro errore, probabilmente, e loro sono il mio errore, necessario, per poterne fare altri, e vivere provando altre onde d'acqua sul corpo così fragile e vergine, dopotutto.

Sino a trovare.

Un cazzo, seriamente no dai.

Ma io vorrei avere i superpoteri.
Dai belin, pensaci, salvi veramente delle vite, cambi veramente il mondo, si lo so, lo so,  è un sogno.

Riposo le dita.

e premo invio per ogni secondo di riposo.







Però in fondo in fondo, trovare una sovraspecie di riposo mentale è possibile, o si parla di alterare LEGGERMENTE, non devastare (eh), ma solo alterare di poco le percezioni mentali, (alcool, o una buona serata di discorsi seri, solidi e magnifici, ridendo? : su di me, hanno lo stesso effetto, se incrocio i due matematicamente si annullano.) per potere vedere cascate d'acqua bianca, blu e grigia, a me piace così.

A me piace una ragazza che non mi piace, che non voglio, perchè io ora non voglio niente.
E già si capisce che stò per chiudere lo scritto, sono così prevedibile.

Ma cazzo, una ragazza così non sapendo di volerla la voglio, e forse è l'esatto giusto opposto di quello che dicevo io, in tal caso non si annulla niente, ma si eleva di potenza.

Mi piace però un lavoro come lo voglio io, con piccole cose nascoste che cambiano sempre.

Il problema di ogni essere umano è che sa quello che vuole, ma sa che non esiste, e ergo, si dimentica addirittura cosa gli/le piace, ma.

Io sono stufo di aspettare, e aspetto una stufa fatta di polvere di fata. Per potere sognare finalmente di volare, una sera di queste, vivendo in un enorme casa, con bellissime tende su bellissime finestre, e magnifici cieli blu e lune piene di notte.

L'utopia in questo caso sarebbe un dono, l'anarchia uno schiaffo.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 27/2/2010 alle 2:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2010

Tanti uomini. Tanta birra. Poche promesse. Tante risate. Genova.

Non avrò mai dei figli, avrò dei gatti, e se avrò dei figli ne avrò minimo sei.
Non importano le parole, se puoi fermarmi con un dito.
Tira le stringhe delle scarpe, io sò, come te, che sarebbe finita così. Perlomeno non avevo tempo, ma potevamo sognare almeno. E la quiete vera, è la consapevolezza di poter sentire il profumo dei tuoi capelli, ma è irrilevante.

Non avrei potuto dirlo meglio!

Quante belle parole scorrevoli fluide e profonde al tatto, come la pancia di un bimbo adorabilmente appena lavato, tipo la mia bellissima sorellina che sorride quando faccio lo scemo. E sembra una frase banale e rotonda, ma se tu sapessi quante curve ci vogliono per fare un cerchio, forse mi ascolteresti di più quando vengo a prendere il caffè da te. maledetto.

Le onde possono diventare pungiglioni di ape, e possiamo arrampicarci insieme, se tu lo vuoi, sopra un sacco di "Sogniamo una vita migliore?" perchè quella domanda è così banale che l'uomo del secolo se l'è tatuata sul petto.

Non importano le parole che dicono, perchè puoi sempre dirle al prossimo interessato in maniera e forma diversa, tipo il gioco del telefono.

Vieni meco, contro le stelle di acciaio, prendiamole a testate e stupiamoci di vedere quelle vere, idiota.

Lasciali in pace se ti dicono che ti puoi riposare, non riposarti mai alla riva per di più, ma sei scemo? arriva uno squalo e ti divora.

nonpossocomprenderedimioletueemozioniperchèseguolamiaviaenonhasensoseseguissilatuanonostanteessasiamoltointeressante,sesirompelospaziosullatastieranonmenefacciomaiunaragione.

Parlando col sole, gli ho chiesto perchè se la tira sempre così tanto, lui mi ha risposto che ho una guancia bellissima e morbida, ma sin troppo sensibile alla luce, la sinistra. i miei occhi hanno parlato per me e lui ha chiesto scusa, rintanandosi nel ciclo solare invernale, però.

Però, se mi dici di partire, io non faccio domande, l'importante è il tuo magnifico ego.




permalink | inviato da Estasianacronistica il 18/2/2010 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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